13.12.2016

Descrizione della situazione del mercato florovivaistico

La situazione politica generale si riflette anche sul mercato del giardinaggio

Il settore del giardinaggio continua a mostrarsi stabile e ottimista, nonostante le numerose incertezze economiche e politiche dei mercati. Malgrado la Brexit, l’embargo russo e il terrorismo, il mondo dei fiori e delle piante continua a girare, anche se non sempre seguendo l’orbita tradizionale.

Le caratteristiche affermatesi negli ultimi anni nel commercio mondiale continuano a resistere. La domanda mondiale di fiori e piante si concentra in Europa, Cina, Giappone e Stati Uniti. Punto di riferimento per il commercio all’interno dell’UE, i Paesi Bassi continuano ad essere l’indiscusso numero 1, contribuendo per quasi il 70% delle esportazioni di fiori e piante all’interno dell’UE. Come emerge dalle attuali statistiche EUROSTAT, la tendenza all’aumento delle importazioni di fiori e piante nell’UE continua, sia in termini di quantità sia in termini di valore.

Nel 2015 sono state importate dall’UE complessivamente 504.952 tonnellate di questi prodotti (+ 8,2%), per un valore di 1,68 miliardi di Euro (+ 5,3%). I principali responsabili dell’aumento delle importazioni sono, come negli anni precedenti, i fiori recisi, che rappresentano il 78% delle importazioni complessive nell’UE. La rispettiva crescita in termini di valore, con un aumento del 5,3%, corrisponde esattamente alla crescita complessiva evidenziata dal comparto. Gli aumenti delle importazioni sono riconducili quasi esclusivamente ai fiori recisi, il fattore di crescita esclusivo negli scambi esteri dell’UE.

Il fatto che le quantità delle importazioni crescano maggiormente, in percentuale, rispetto ai valori delle importazioni, dimostra che la tendenza degli ultimi anni a preferire prodotti di qualità sempre migliore si è interrotta. Gli sviluppi a lungo termine per quanto riguarda lo ‘spostamento’ tra i Paesi di approvvigionamento invece, continua. Con ca. il 27% delle importazioni dell’UE, il Kenya continua a rimanere il numero 1, seguito da Etiopia, Ecuador e Colombia. Essendo tradizionalmente produttori di fiori recisi, questi Paesi sono responsabili dell’aumento delle importazioni dell’UE descritto in precedenza, consolidando la propria posizione di mercato come esportatori nell’UE.

Altri Paesi esportatori, come Israele, Stati Uniti e Costa Rica invece, evidenziano una tendenza alla riduzione delle esportazioni nell’UE.

EU: aumento dei valori ma non delle quantità delle esportazioni

Secondo i dati EUROSTAT, nel 2015 le esportazioni di fiori e piante dall’UE hanno raggiunto una quantità pari a 664.000 tonnellate e un valore di 1,98 miliardi di Euro, evidenziando una diminuzione del 3,1% rispetto all’anno precedente in termini di quantità. Le esportazioni dell’UE, da dieci anni in aumento su base tendenziale, sono così risultate in calo per la seconda volta di fila dal 2013.Allo stesso tempo si registra un aumento in termini di valore pari al 5,1%, che riguarda tutti gli assortimenti di fiori e piante. Un calo della quantità delle esportazioni a fronte di una crescita del valore significa che gli Stati membri dell’UE esportano sempre più prodotti di qualità superiore.

La bilancia commerciale rimane positiva

Nonostante gli aumenti delle importazioni di fiori recisi dell’UE e il conseguente nuovo incremento del saldo commerciale negativo nel segmento dei fiori e del verde recisi (2015: ca. - 620 milioni € / 2014: ca. - 500 milioni €) la bilancia commerciale dell’UE rimane positiva. Da un’analisi complessiva, il settore florovivaistico indica un saldo positivo pari a ca. 300 milioni di Euro. È un dato che si registra dal 2002 ed è riconducibile soprattutto alle esportazioni di bulbi da fiore dall’UE.

Solo lievi cambiamenti per i mercati di destinazione delle esportazioni UE

Ad una prima occhiata, i mercati di destinazione delle esportazioni UE sembrano essere gli stessi del passato. Russia e Svizzera rimangono di gran lunga i Paesi che presentano la domanda maggiore per quanto riguarda fiori e piante ornamentali dell’UE. Nel 2015 l’UE ha esportato per il 20,5%, in termini di valore, in Russia (cfr. 2014: 21,3 %) e in Svizzera (cfr. 2014: 20,7 %), seguite da Stati Uniti (11,2%), Norvegia (8,2%) e Cina (5,9%). Ad uno sguardo più attento, si nota che i cali nelle esportazioni verso la Russia vengono compensati dalla crescita degli altri mercati di destinazione. Ciò significa che gli Stati membri stanno ulteriormente consolidando i loro mercati di esportazione tradizionali. Con altrettanto impegno, i singoli Stati membri dell’UE si stanno attualmente dedicando alla penetrazione nei mercati che avevano trascurato in passato: Paesi come Turchia, Ucraina, Emirati Arabi Uniti o anche il Giappone, sono sempre più contesi. Il ministro tedesco per l’agricoltura, Schmidt, ha sottolineato di recente di voler continuare la stretta collaborazione con la Turchia nel settore agricolo, mentre le aziende dei Paesi Bassi presenti all’edizione 2016 del salone Flower Expo in Ucraina, hanno ribadito di voler intensificare la cooperazione con questo Paese. Ad eccezione dell’Ucraina, è possibile registrare lievi aumenti, pari quasi ad un punto percentuale, in tutti i mercati di destinazione delle esportazioni UE. Pertanto, la classifica dei diversi mercati di destinazione in termini di valore delle esportazioni rimane invariata.

I due temi chiave del 2016

Importazioni ed esportazioni UE crescenti nel settore florovivaistico sono indice di scambi stabili e in crescita. Proprio i valori delle esportazioni dei Paesi Bassi ma anche in Germania, indicano cifre record e potrebbero contribuire all’ottimismo del settore. L’andamento positivo delle esportazioni dei Paesi Bassi, ad esempio, continua anche ad autunno 2016, dopo che nel 2015 aveva già segnato un record, con un fatturato complessivo di 5,6 miliardi. Tuttavia, nel 2016, si vanno diffondendo incertezze sul mercato europeo, che ruotano attorno a temi centrali come “Brexit” e “Russia”.

Brexit – qualcosa di nuovo in Occidente?!

Con la decisione di uscire dall’Unione Europea presa dalla Gran Bretagna nell’estate 2016, si registra una certa insicurezza non solo nel mercato florovivaistico europeo ma anche in quello mondiale. Fino al 2016, la Gran Bretagna importava annualmente fiori e piante da fornitori e rivenditori degli Stati membri dell’UE per un valore di mercato di ca. 1 miliardo di Euro ed era quindi, fin dal 2011, il secondo maggiore mercato d’importazione di piante ornamentali all’interno dell’UE. Per i fornitori e i rivenditori dei Paesi Bassi, ma anche della Germania, dell’Italia, della Danimarca e del Belgio, i britannici erano e sono tutt’ora uno dei principali partner commerciali. Regno Unito e Paesi Bassi vantano strette relazioni commerciali: nel 2015 le esportazioni complessive di piante ornamentali in Gran Bretagna dai Paesi Bassi hanno raggiunto il 17% (ca. 925 milioni di Euro), pari all’80% di tutti i fiori recisi e al 70% di tutte le piante importati dal Regno Unito.

Anche sull’aumento complessivo della domanda di fiori e piante nell’UE la Gran Bretagna incide in modo notevole. Il lieve aumento di fatturato registrato nel 2015 nelle vendite di fiori e piante nell’UE, pari complessivamente allo 0,5% su 32,4 miliardi di Euro, era stato notevolmente influenzato in modo positivo dalla Gran Bretagna.Di conseguenza serpeggia un certo nervosismo tra i partner commerciali, in particolare nei Paesi Bassi, a proposito degli effetti ancora imprevedibili della Brexit.

Un nervosismo quindi assolutamente giustificato, anche se il comportamento d’acquisto dei britannici - secondo i dati rilevati della casa d’aste olandese Royal FloraHolland - finora non è cambiato. Ad esempio - dopo un breve calo delle quantità vendute pari a ca. il 5% subito dopo il referendum di giugno 2016 - le vendite per quanto riguarda specie e quantità di piante sarebbero attualmente pari a quelle dell’anno scorso.

Interessante è il fatto che i rivenditori britannici mantengano i prezzi al consumo di fiori e piante sullo stesso livello dell’anno precedente, nonostante il deprezzamento della sterlina (acquisti più cari). I prezzi di vendita quindi, vengono attualmente “sovvenzionati”, ovvero compensati, a scapito del margine di guadagno dei fioristi britannici. Finora momento quindi, il problema pesa sulle spalle di questi ultimi - ma fino a quando?

Se è vero, infatti, che questo comportamento di vendita evita cali di fatturato e garantisce cifre di vendita costanti, a lungo termine farà passare ai cittadini di sua maestà la voglia di acquistare fiori e piante. Ad esempio, se dovessero aggiungersi ulteriori dazi doganali e i tempi di sdoganamento si allungassero, la merce di provenienza UE importata fino a questo momento diventerebbe sempre meno interessante per i fioristi britannici. Molti cercheranno delle soluzioni alternative. Sono tre gli scenari più probabili a tale proposito:

1) gli elevati prezzi d’acquisto della merce incidono sui prezzi per il consumatore finale: i fioristi aumentano i prezzi per i consumatori finali sulla scia delle perdite dovute al tasso di cambio, con il rischio che i britannici richiedano meno questi prodotti e le quantità della domanda diminuiscano. I clienti dei punti vendita specializzati, in particolare, non riusciranno più ad evitare un aumento dei prezzi di vendita a lungo termine, se vogliono continuare a permettersi le “costose” merci importate dall’UE.

2) Potenziamento delle relazioni commerciali e importazioni dirette da fornitori di Paesi terzi: le imprese commerciali che, da sole o costituendo un consorzio d’acquisto, saranno abbastanza grandi da poter acquistare le merci direttamente nei Paesi di produzione in Africa e in America Centrale, stabiliranno relazioni commerciali corrispondenti, cambiando la direzione dei loro flussi di merci e trasformandoli in importazioni dirette, senza passare più per i Paesi Bassi. Se questo scenario dovesse avverarsi, sarà interessante vedere quali dazi commerciali verranno applicati e con quali conseguenze per le importazioni dirette.

3) Potenziamento della produzione interna: i produttori britannici potrebbero aumentare la propria produzione nazionale. Vista la situazione energetica e dei costi, un aumento della produzione interna è piuttosto irrealistico, ma pensabile su piccola scala.

Pertanto si deve temere che, a causa della Brexit, il commercio di fiori e piante all’interno dell’UE finirà inevitabilmente sotto pressione nel lungo periodo. Gli esperti ritengono che gli effetti maggiori della Brexit saranno percepibili solo tra due anni.

Soprattutto le centrali d’acquisto delle grandi catene di supermercati come Tesco, Asda, Aldi, Lidl ecc., che attualmente in Gran Bretagna detengono già una quota di mercato superiore al 54% per quanto riguarda i fiori recisi e pari al 32% per le piante da appartamento, dovranno cercare delle alternative e dei fornitori esterni all’UE, contribuendo così a modificare i flussi delle merci. La tendenza alle importazioni dirette da parte della grande distribuzione si può osservare già in tutta Europa e in Gran Bretagna verrà ulteriormente accelerata a causa della Brexit.

Paesi come Kenya, Colombia, Sud Africa, Turchia, Israele e Marocco diventeranno sicuramente oggetto di attenzioni ancora maggiori rispetto al passato da parte dei compratori britannici. Ma anche in questi Paesi regna l’incertezza. Il Kenya Flower Council, ad esempio, teme, più di tutti, complicazioni in termini di dazi e di flussi delle merci nell’accesso al mercato dell’UE e della Gran Bretagna. Le incertezze diventano comprensibili soprattutto alla luce del fatto che il Kenya, nella Comunità dell’Africa Orientale (EAC), nell’estate del 2016 era prossimo ad una svolta, grazie all’applicazione di agevolazioni commerciali essenziali con l’UE.

Alla ricerca di nuovi mercati di sbocco

Una cosa è sicura: i grossisti di fiori olandesi, in particolare, dopo la Brexit stanno passando in rassegna tutti i nuovi possibili mercati di sbocco. La ricerca avviene in tutte le direzioni, sia all’interno dell’UE sia all’esterno, ad es. negli Stati Uniti e in Cina. Proprio quest’ultima, secondo Royal FloraHolland andrebbe “matta per i fiori made in Holland” e rimane quindi un mercato di crescita molto interessante per l’esportazione di fiori e piante, nonostante la situazione economica nel Paese rimanga tesa. Secondo gli esperti, a causa del cambiamento sociale in atto in Cina (15 milioni di cinesi stanno passando dalla povertà al ceto medio), il consumo pro capite dei cinesi cambierà radicalmente, in modo analogo a quanto è avvenuto nei mercati emergenti di Messico, Brasile o Argentina. In questo caso, il potenziale del mercato florovivaistico in Cina a livello dei consumatori triplicherebbe, secondo gli esperti, passando dagli attuali 5,5 miliardi di Euro a 16,5 miliardi di Euro.

Alla luce di questa situazione, gli obiettivi di Royal FloraHolland di aumentare il valore delle proprie esportazioni dagli attuali 10 a 200 milioni di Euro nel 2020, potrebbero essere realistici. Resta da vedere in che misura altri Stati Membri dell’UE saranno ammessi a beneficiare - e beneficeranno effettivamente - del rilancio economico e dello slogan “Made in EU”.

La Russia e l’embargo

L’importanza di trovare nuove e affidabili aree di sbocco per fiori e piante è dimostrata anche da uno sguardo alla situazione di un altro partner commerciale, la Russia. In quanto principale mercato di destinazione per le esportazioni UE, la Russia, a causa dell’embargo sulle importazioni di prodotti agricoli per gli Stati occidentali (UE, Stati Uniti, Canada, Australia, Norvegia), perde ulteriore importanza.

In risposta alle sanzioni dell’UE contro la Russia, il mercato russo continuerà a rimanere precluso alla gran parte dei prodotti agricoli e alimentari europei anche fino alla fine del 2017, “per proteggere gli interessi nazionali della Federazione Russa”. Questa situazione è destinata a peggiorare a causa del conflitto in Siria. Quanto il calo sia drammatico diventa ancora una volta evidente sull’esempio dei Paesi Bassi, incontrastati numero 1 e “piattaforma di scambio” per le esportazioni di fiori e piante all’interno e all’esterno dell’UE. Nel 2015, ad esempio, il 44% dei fiori recisi venduti in Russia proveniva dai Paesi Bassi (Ecuador: 36% / Colombia: 13 %).

Negli ultimi tre anni, la quota delle esportazioni dei Paesi Bassi verso la Russia si è più che dimezzata. Se nel 2014 la Russia occupava ancora il quarto posto nella Top Ten dei Paesi di esportazione dei Paesi Bassi, a settembre 2016 la Russia non compare più in questa classifica. Già nei primi mesi del 2016 la quota delle esportazioni verso la Russia è diminuita al di sotto della soglia del 3%, attestandosi a ca. 44,5 milioni di Euro (cfr. quota delle esportazioni della Germania: 30%). Allo stesso tempo, la Polonia ha registrato una crescita pari al 13% nelle esportazioni dai Paesi Bassi, con un fatturato di 55 milioni di Euro. Tuttavia, come si vede sui mercati della frutta e della verdura, le possibilità di eludere il blocco commerciale per le merci provenienti dall’UE verso la Russia sono sempre più limitate.

Cambiamenti costanti

Se all’inizio della crisi russa molti fioristi ed esperti erano ottimisti e prevedevano una restrizione solo temporanea delle esportazioni dell’UE verso la Russia, attualmente si vanno moltiplicando i segnali che indicano la persistenza a lungo termine delle conseguenze e dei cambiamenti provocati dall’embargo russo.

Secondo gli esperti, attualmente la Russia sta consolidando le proprie relazioni commerciali al di fuori dell’UE e sta potenziando la sua produzione interna. È difficile immaginare che questi provvedimenti - una volta introdotti e applicati in modo funzionale - possano essere nuovamente revocati a favore delle esportazioni UE in un momento successivo.Attualmente, India e Vietnam, ma anche il Giappone, stanno mostrando grande interesse per la Russia, il quinto maggior importatore di fiori e piante al mondo. Stanno esplorando il mercato e studiando con precisione le esigenze dei consumatori russi.

Il Vietnam ad esempio, al momento ha organizzato voli diretti per il trasporto di fiori recisi in dieci città russe, posizionandosi come produttore di fiori e piante freschi tutto l’anno. I voli diretti sono soprattutto per la metropoli di Mosca e per la regione circostante. Secondo gli esperti, nella sola regione di Mosca e dintorni viene richiesto oltre il 40% di tutti i fiori recisi acquistati in Russia. Questa concentrazione del mercato ne agevola la penetrazione. In questo modo, il Vietnam diventa un elemento fisso negli scambi internazionali della Russia.

Oltre all’organizzazione di nuove fonti di approvvigionamento all’esterno dell’Ue, la Russia si sta impegnando per aumentare sempre di più il proprio grado di autosufficienza. È noto che in Russia sono in aumento gli investimenti in serre high tech (aggiornamento al 2015: ca. 168 ha). Gli esperti ritengono che la produzione russa di fiori recisi negli ultimi quattro anni sia aumentata almeno di due volte e mezzo. Di conseguenza, al momento, la quota di mercato interna coperta dalla produzione russa di fiori recisi sarebbe pari a ca. il 15%. Si tratta di una crescita imponente, che allo stesso tempo dimostra anche il fabbisogno di importazione ancora elevato della Russia.

Questo fabbisogno di importazione continuerà ad esistere e forse, persino nonostante gli sforzi compiuti per aumentare il grado di autosufficienza, ad aumentare. In Russia i fiori sono particolarmente importanti durante celebrazioni e cerimonie e di recente i russi hanno scoperto i fiori anche per occasioni private. Analogamente alla Cina, anche in questo caso ci si chiede quando e come l’UE potrà beneficiare di questa tendenza. Nel comparto si spera che la crisi russa possa essere superata al massimo in dieci anni e che a quel punto gli scambi tra Russia e UE possano riprendere senza restrizioni. Fare affidamento su questa previsione, tuttavia, non è consigliabile. In passato, anche prima dell’embargo, la Russia non sempre si è dimostrata un mercato sicuro.

Condizioni favorevoli in Germania

Secondo i primi dati, nonostante tutte le turbolenze sul mercato (Brexit / persistenza dell’embargo russo), il mercato dei fiori e delle piante ornamentali in Germania nel 2016 si presenta stabile e con un andamento positivo. Il motivo risiede nell’umore positivo dei consumatori e nella loro contestuale propensione agli acquisti.

Analogamente al 2015, un andamento stabile del mercato del lavoro, con ripresa dell’occupazione e salari reali in aumento (+ 2,6% nel 1° trim. / + 2,3% nel 2° trim. 2016), garantisce uno spiccato ottimismo per quanto riguarda le entrate e un’ininterrotta propensione al consumo. Contrariamente a quanto accade in Gran Bretagna, in Germania, il clima per quanto riguarda i consumi non mostra segni di deterioramento, nonostante la Brexit e gli attacchi terroristici (osservazione sulla Gran Bretagna: nell’autunno 2016 il 60% dei britannici si dichiara incerto sul futuro e pensa di ridurre le proprie spese personali per moda, lifestyle, casa e articoli per la casa).

Secondo previsioni della società tedesca per la ricerca sui consumi (Gesellschaft für Konsumforschung - GfK) le spese per i consumi privati - importante pilastro dello sviluppo economico in Germania - nel 2016 aumenteranno di ca. due punti percentuale. Questo clima stabile e caratterizzato da un buon livello dei consumi viene percepito anche dai fioristi. Ad esempio, dopo il primo semestre 2016, l’Industrieverband Garten e.V. (IVG - Associazione tedesca del settore del giardinaggio) e l’Handelsverband Heimwerken, Bauen und Garten e.V. (BHB - Associazione tedesca dei centri dei prodotti per il fai-da-te) riferiscono - nonostante condizioni meteorologiche stagionali sfavorevoli - una leggera crescita nel settore, che, entro la fine del 2016, dovrebbe raggiungere almeno il livello dell’anno precedente.

Nelle sue previsioni d’autunno del 2016, il governo tedesco presuppone una crescita stabile dell’economia, che dovrebbe attestarsi sull’1,8%. Anche in Paesi come Polonia, Portogallo e Turchia, l’umore dei consumatori è buono e la tendenza all’aumento della domanda di fiori e piante continua. A questo, in Germania, si aggiunge un ulteriore incentivo: infatti, secondo la strategia per il futuro nel settore del giardinaggio, il quadro generale per quest’ultimo migliorerà. Alla fine di ottobre 2016 al Bundestag è stata approvata all’unanimità una richiesta dal titolo “Rafforzare e rendere sostenibile il giardinaggio e il comparto dell’orticoltura e della cura del paesaggio in quanto settore economico innovativo”.

Festa della mamma - la misura di tutte le cose

Anche nel 2016, la maggioranza dei grossisti tedeschi si è dichiarata soddisfatta dei risultati ottenuti per la Festa della mamma, una delle occasioni più importanti per la vendita di fiori e piante. L’Associazione degli importatori e dei grossisti tedeschi di fiori (Verband des Deutschen Blumen- Groß- und Importhandels e.V. - BGI) parla di prezzi stabili, a fronte di un leggero aumento delle quantità di vendita su base tendenziale. Anche la casa d’aste olandese Rhein-Maas ha registrato buone vendite, con il secondo maggior fatturato complessivo degli ultimi sei anni. Interessante è l’osservazione degli esperti del mercato, secondo cui sono stati venduti, ad ottimi prezzi, soprattutto prodotti di elevata qualità, realizzando così l’obiettivo del settore del giardinaggio tedesco di una maggiore creazione di valore attraverso una maggiore valorizzazione.

Ok, il prezzo è giusto!

Anche al di là delle vendite in occasione della Festa della mamma, quindi, stanno arrivando prodotti di qualità sempre maggiore. Il fenomeno dei prezzi più elevati tuttavia viene riferito solo da qualche singolo rivenditore. Anche se l’Ufficio Federale di statistica tedesco dal 2010 rileva ogni anno un aumento dei prezzi al consumo dei prodotti per il giardinaggio (cfr. indice 2010 = 100 rispetto all’indice 2015 = 112,4), secondo quanto affermano i grossisti membri della BGI, a livello del commercio all’ingrosso ci sarebbe una stagnazione dei prezzi. A livello dei consumatori finali, invece, secondo il servizio di informazioni indipendenti sul mercato agricolo tedesco (Agrarmarkt Informationsgesellschaft - AMI), il prezzo delle piante in vaso negli ultimi sei anni è aumentato di 53 centesimi per unità (pianta o vassoio).

Diversa è la situazione nei Paesi Bassi. Gli aumenti delle esportazioni rilevati nei Paesi Bassi sono dovuti quasi esclusivamente alla crescita dei prezzi. I prezzi medi di Royal FloraHolland, ad esempio, hanno subito un incremento mensile, raggiungendo un livello mai conosciuto prima nella storia della casa d’aste olandese. A sorprendere è il fatto che l’elevato livello dei prezzi interessa tutti gli assortimenti di fiori e piante.

All’inizio di ottobre 2016, con 37,7 centesimi, è stato raggiunto il prezzo medio più elevatosdi tutti i tempi in questa organizzazione commerciale. Il prezzo medio è aumentato così del 5,6%, mentre, nello stesso periodo, la quota delle consegne è diminuita dell’1,5%. Le cause degli elevati prezzi medirisiederebbero nella lieve modifica dei canali di vendita in direzione del commercio al dettaglio, che avrebbero determinato accordi più stabili in materia di prezzi. Questa creazione di “catene del valore più affidabili” sarebbe osservabile anche nel mercato di fiori e piante in Germania, ma, secondo gli esperti del settore, non verrebbe applicata in modo efficace, poiché fornitori e grossisti tedeschi beneficiano solo marginalmente della crescita dei prezzi per i consumatori.

Tendenze 2016

Nel commercio al dettaglio specializzato, i grossisti tedeschi hanno rilevato una maggiore attenzione ad aspetti come qualità e provenienza locale dei prodotti al momento dell’acquisto di fiori e piante. Quest’osservazione vale anche per la Francia, dove il marchio “Fleurs de France” sta riscontrando un successo sempre maggiore negli scambi e nelle vendite.

Nell’analisi delle cause eseguita dagli olandesi (Royal FloraHolland) nell’estate 2016 per determinare i motivi del calo delle esportazioni di piante verso la Germania nel 2015 (- 3,8% = 83 milioni € rispetto al 2014), questi ultimi vengono attribuiti, oltre ad un crescente grado di autosufficienza, soprattutto alla tendenza a preferire i prodotti locali.

Questa tendenza a privilegiare i prodotti locali si affermerà anche sul mercato delle piante ornamentali, come già accade nel comparto ortofrutticolo? La tipologia dei consumi (Altmann, Kaim, Fluck, 2012) relativa al mercato tedesco delle piante ornamentali individua come tendenze consolidate la preferenza per i prodotti locali, l’ecologia e l’apprezzamento del commercio equo e solidale. Pertanto, comune ai consumatori di tutte le fasce d’età è un aumento della richiesta di prodotti locali, non supportata, tuttavia, da acquisti esclusivamente locali o tedeschi. In questo caso, sembra essere determinante la consapevolezza che i fiori recisi, in particolare, provengono da oltreoceano.

La decisione d’acquisto viene invece influenzata da una serie di singoli aspetti. Accanto alla provenienza, ad esempio, sta acquistando un’importanza sempre maggiore la produzione sostenibile (ecologica / equa e solidale). A tale proposito è interessante osservare come la richiesta di un marchio per il commercio equo e solidale divida i consumatori. A favore sono gli ultrasessantenni, mentre i giovani sembrano essere meno interessati. Probabilmente, si tratta della generazione dei fondatori del movimento ecologista degli anni ‘70 e ‘80, rimasti fedeli al loro pensiero.

Nell’acquisto, il principale fattore di scelta è e rimane la qualità (prodotto e processo). In questo senso è necessario sottolineare che i consumatori tedeschi ricorrono volentieri anche a merce d’importazione, se quest’ultima ne soddisfa le aspettative in termini di qualità e di valori promessi (rispetto per le persone e l’ambiente).

“Sostenibilità” e “provenienza locale” favoriscono così le vendite e nella decisione d’acquisto dei consumatori tedeschi tuttavia vengono sempre prese considerazione insieme alla qualità.

Oltre all’aspetto dell’origine locale di prodotti, i grossisti nel 2016 hanno riscontrato un’altra peculiarità: la professionalizzazione del commercio al dettaglio dei prodotti alimentari e l’ampliamento del rispettivo assortimento. Secondo i grossisti, il commercio al dettaglio dei prodotti alimentari si starebbe avvicinando sempre più al settore fiori & piante, finora tradizionalmente prerogativa del commercio specializzato, e sarebbe alla “disperata” ricerca di quote di mercato nell’assortimento di quest’ultimo: si tratta di un dato che costringe il commercio al dettaglio specializzato ad intervenire e che deve essere tenuto sotto stretta osservazione.

Un’altra particolarità o osservazione nel commercio all’ingrosso consiste nel fatto che, nel mercato stagnante delle piante in vaso, la crescita è ancora possibile quasi esclusivamente soltanto grazie a novità, prodotti e idee innovativi. L’iniziativa“Hortivation” di Messe Essen, organizzata per la prima volta nel 2016 in questo contesto, segue quindi l’approccio giusto per sensibilizzare il settore sull’importanza delle innovazioni.

Conclusione

I flussi di merci mondiali sono in continua evoluzione. Abbiamo rilevato una domanda stabile nell’UE e un potenziale di crescita all’esterno dell’UE.

Anche in Germania il mercato florovivaistico si mostra stabile e - in presenza di un clima di fiducia da parte dei consumatori - avrà effetti positivi sulla domanda anche nel 2017.

A livello del commercio al dettaglio è positivo l’aumento dei prezzi, di cui tuttavia non beneficiano tutti i soggetti lungo la catena di creazione del valore.

Nel 2016, Brexit e Russia costituiscono due tematiche chiave, i cui effetti saranno visibili solo a lungo termine. Credere che tutto si sistemerà con il tempo, è un atteggiamento sicuramente da sconsigliare. Tutti i Paesi farebbero bene a crearsi canali di vendita e mercati di destinazione alternativi, ad esempio intensificando i contatti commerciali all’interno o all’esterno dell’Europa.  A causa di questi nuovi orientamenti, è possibile presumere che nel 2017 i flussi di merci cambieranno, insieme alle modifiche del comportamento dei consumatori di alcuni Paesi UE.

A tale proposito, il crescente approvvigionamento diretto nei Paesi produttori da parte della grande distribuzione costituisce sicuramente un fattore di spinta.

Vedremo se l’UE avrà superato un piccolo referendum dalle grandi conseguenze oppure un grande referendum con ripercussioni ridotte. La situazione rimane aperta - da est a ovest!

 

Fonti

Colloqui con esperti, nonché EUROSTAT, AMI, BGI, GfK, VGB, TASPO, Gabot

 

Dott.ssa Marianne Altmann

CO CONCEPT, su incarico di Messe Essen per IPM Essen 2017